Anno nuovo, vita nuova

January 1, 2010

Sta per iniziare un altro anno e per la seconda volta mi e’ nato un figlio. In questo periodo ricorrentemente torno ai miei vaneggiamenti sull’educazione, sulla capacita’ degli uomini, anche molto piccoli, di percepire la realta’ e conseguentemente di plasmare il proprio carattere per affrontare il mondo.
E’ molto naturale usare il dolore o il disagio per cambiare. Fin da piccoli se tocchiamo una pentola che scotta ritraiamo istintivamente la mano, fa parte della nostra natura, probabilmente ci siamo evoluti fino a dove siamo arrivati adesso anche grazie a questo istinto. Un approccio fideistico invece che ci spinge a insistere in un comportamento contrariamente a qualsiasi segnale di allarme che ci allontanerebbe. E’ il contraltare di quanto detto sopra. Incaponirci in un atteggiamento contro tutti e contro tutto e soprattutto contro noi stessi fa ancora una volta la differenza tra quello che eravamo migliaia di anni fa e quello che siamo adesso.
Se si tratta di un bambino, se si tratta della sua educazione il mio approccio e’ misto. In parte mi guida la fuga dal dolore in parte insisto se ritengo che la strada sia giusta.
Da qui in poi e’ una questione di culo, a volte cambiare strada e’ salutare altre volte rimpiangero’ di non aver insistito … per fortuna non e’ possibile sapere se nell’altro modo si sarebbe potuti andare meglio, tranne forse quelle volte in cui le cose vanno veramente ma veramente male.
Qualunque dei due sia il tuo approccio quello che mio figlio imita e’ il mio modo di approcciarlo. Mi sembra che non sia tanto la strada che prendo quanto come cammino che lo influenzi. Se sono distratto se ne accorge, se sono incazzoso lo diventa pure lui, ecc.
Piu’ che il cosa mi sembra conti il come.

Sta per iniziare un altro anno e per la seconda volta mi e’ nato un figlio. In questo periodo ricorrentemente torno ai miei vaneggiamenti sull’educazione, sulla capacita’ degli uomini, anche molto piccoli, di percepire la realta’ e conseguentemente di plasmare il proprio carattere per affrontare il mondo.
E’ molto naturale usare il dolore o il disagio per cambiare. Fin da piccoli se tocchiamo una pentola che scotta ritraiamo istintivamente la mano, fa parte della nostra natura, probabilmente ci siamo evoluti fino a dove siamo arrivati adesso anche grazie a questo istinto. Un approccio fideistico invece che ci spinge a insistere in un comportamento contrariamente a qualsiasi segnale di allarme che ci allontanerebbe. E’ il contraltare di quanto detto sopra. Incaponirci in un atteggiamento contro tutti e contro tutto e soprattutto contro noi stessi fa ancora una volta la differenza tra quello che eravamo migliaia di anni fa e quello che siamo adesso.
Se si tratta di un bambino, se si tratta della sua educazione il mio approccio e’ misto. In parte mi guida la fuga dal dolore in parte insisto se ritengo che la strada sia giusta.
Da qui in poi e’ una questione di culo, a volte cambiare strada e’ salutare altre volte rimpiangero’ di non aver insistito … per fortuna non e’ possibile sapere se nell’altro modo si sarebbe potuti andare meglio, tranne forse quelle volte in cui le cose vanno veramente ma veramente male.
Qualunque dei due sia il tuo approccio quello che mio figlio imita e’ il mio modo di approcciarlo. Mi sembra che non sia tanto la strada che prendo quanto come cammino che lo influenzi. Se sono distratto se ne accorge, se sono incazzoso lo diventa pure lui, ecc.
Piu’ che il cosa mi sembra conti il come.

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